[2014] Blood Eagle, Napalm Records
Ci apprestiamo a recensire un disco di cui abbiamo aspettato con ansia l'uscita, dopo una performance live decisamente soddisfacente: l'artwork ben curata del disco e il suo colore verde fluo contribuiscono a farmi sbilanciare verso un pregiudizio favorevole; tuttavia, la nostra professionalità ci renderà inflessibili ed equi nel giudizio.
Giù la puntina, piccoli rumori di fondo, ed ecco che parte l'intro: ricorda assai l'album precedente...difatti Crown of Talos è la traccia che più riprende lo stile classico dei Conan: riffs ridondanti e cadenzati, doppia voce dai toni druidici ; solo nel finale si intravede lo stile che caratterizzerà Blood Eagle. Stile che esplode d'un fiato in Total Conquest: tempi che si fanno via via più veloci e riff che ricordano addirittura il thrash metal. La seconda voce in background, quella che dava l'accento da cerimonia sacrificale, scompare per lasciare il posto ad una più gutturale. La traccia non rappresenta qualcosa di completamente nuovo per i nostri; i Conan hanno saputo abituarci all'evenienza di una traccia suonata in larga parte sulla stessa nota. Tuttavia, in Blood Eagle le eccezioni di Monnos diventano la regola. Si prosegue con la terza ed ultima traccia del lato, Foehammer: qui lo stile rabbioso di cui parlavamo raggiunge il non plus ultra. La traccia, quasi nella sua totalità sembra, ribadiamo, un breakdown thrash o proto-crust: la voce urlata contribuisce non poco a questa somiglianza. Riconosciamo i nostri nell'ansiogeno finale, nel fischiare dei feedbacks.
Gravity Chasm, prima traccia del secondo lato, è composta da un vertiginoso riff che si arrolota su sè stesso fino a dissolversi nel finale: è questa la traccia che più riprende lo stile del primo LP, nonostante le apparenze iniziali, sia a livello di tempi che di durata. Risulta molto difficile descrivere lo stile di questa band, che si definisce "caveman battle doom": non c'è che dire, è un'etichetta che calza a pennello soprattutto a quest'album, decisamente più aggressivo del primo. Di nuovo lo stile più veloce del primo lato con Horns for Teeth, una delle migliori tracce di questa seconda fatica del trio britannico: Phil Coumbe si presta al ruolo di seconda voce; il riff principale è acido e isterico, la parte cantata è più corposa che nei brani precedenti, seppure i testi rimangano sempre composti da contenuti mitologici ed espressi a frasi estremamente semplici – cito: “A age of never. A time of loss. A thriving nothing. Dead at all costs. A living Dead Zone. Exist in pain. A wind of acid...", e così via. In questa traccia, come sempre estremamente semplice, il riff principale rallenta sempre più fino ad implodere. Rullii primordiali e bass-line distorta forgiano il suono da origine dell'universo che apre Altar of Grief: una panoramica delo stile dei Conan, in una traccia che combina i riff grezzi e lenti, ai breakdown, alle variazioni più veloci, che si prestano nel finale addirittura al doppio pedale di Paul O'Neill. Un secondo album soddisfacente; il restare uguali a sè stessi è spesso una mossa vincente tuttavia ne risente l'originalità.
Tracklist:
A1 Crown of Talons
A2 Total Conquest
A3 Foehammer
B1 Gravity Chasm
B2 Horns for Teeth
B3 Altars of Grief
