Doom Overdose La colonna sonora dell'Apocalisse

[2007] Counting Heartbeats, MusicFearSatan

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Gli svedesi Kongh non mi hanno convinto subito. Nonostante i 10 anni di attività, sono venuto a conoscenza della loro esistenza solamente grazie alla mia insaziabile sete di sonorità doom e alle ricerche in rete che ne conseguono. Sentiti senza attenzione alcuni brani, opto per parcheggiarli in qualche angolo vuoto della mia testa con l'intento di riascoltarmeli con più attenzione in futuro. L'occasione offerta dal festival Doom Over Leipzig di vederli impegnati in una performance live mi “costringe” a riporre nuovamente l'attenzione su questa band così particolare. Prima osservazione: il nome scelto mi lascia pensare che ci sia stata una tale sovraccumulazione di nomi nella scena metal underground da costringere le bands emergenti ad adottare nomi poco credibili.
Il doppio LP Counting Heartbeats, il migliore lavoro dei megaprimati svedesi, si apre con il suono pulito della chitarra di Johansson, che si propaga acidamente fino all'inesorabile entrata della linea di basso e dell'accompagnamento di batteria. Un intro che si prende i suoi tempi ma promette bene: Pushed Beyond si alterna tra sequenze death metal e stoner, breakdown isterici e pitch shift, con la voce di Johansson che spazia dal growl al melodico. Con la prima traccia finisce anche il primo lato, cui segue la titletrack Counting Heartbeats, aperta dallo scream e dal droning di Johansson. Tempi più lenti si distinguono dal primo brano, in quello che si rivela uno dei migliori brani del disco: questa traccia è la giusta combinazione di caos primordiale, arpeggi psichedelici e riffs apocalittici; a differenza di molte altre band, i Kongh optano per uno sviluppo progressivo delle proprie tracce, che si sviluppano arrampicandosi su se stesse come l'omonimo scimmione sull'Empire State Building.
La lunghissima Adopt the Void, divisa in due parti, è la manifestazione dettagliata dello stile dei nostri, che conferisce alle armoniche in droning un nuovo ruolo nella rappresentazione musicale del doom; lo stile musicale dei Kongh ricorda lo stoner/drone alla Ocean Chief, Old Man Gloom, Yob. Il passo ciclopico del megaprimate ci accompagna dentro il secondo brano dal lato C, nell'apice sperimentale di Counting Heartbeats.
Non ci si faccia ingannare dall'intro quasi heavy metal di Zihuatanejo: per quanto l'ultima traccia sia più spinta delle precedenti, riprendendo lo stile di Pushed Beyond, viene anch'essa intervallata da sequenze strumentali di droning armonico che la ricollocano nello stile generale dell'album.
I Kongh si rivelano di difficile comprensione al primo ascolto, ma possiedono la capacità di rimarcare con forza le sequenze armoniche, che sovrastano il contorno doom dei riff, senza risultare noiosi o pedanti nonostante la lunghezza estenuante delle tracce. Inoltre, se si ha l'occasione di vederli dal vivo, i dubbi lasceranno sempre più spazio alla soddisfazione.

Tracklist:

A1 Pushed Beyond

B1 Counting Heartbeats

B2 Adopt the Void (part 1)

C1 Adapt the Void (part 2)

C2 Megaprimatus

D1 Zihuatanejo