Doom Overdose La colonna sonora dell'Apocalisse

[2012] Sorrow and Extinction, Profund Lore Records

 

Gli ultimi anni sono stati prolifici per la scena doom. Abbiamo visto emergere dai meandri dell'underground internazionale band notevoli in tutte le sue differenti realtà: dal funeral allo stoner, passando per lo sludge; persino bands use a sonorità più veloci hanno seguito la tendenza. Tra queste apprezzabili novità abbiamo selezionato Sorrow and Extinction, LP d'esordio per Pallbearer di Little Rock, Oregon U.S. I nostri si dedicano ad una sorta di epic doom metal dal suono moderno, che, nella leading guitar di Campbell e nell'accompagnamento di Holt, anima metal della band, ricorda Warning da un lato e Solitude Aeturnus dall'altro. Ma veniamo al dunque!
Incipit acustico per Foreigner, scandito successivamente da una batteria appena percettibile. Dopo l'esplosione di feedback il riff si ripropone distorto, la chitarra solista squilla come la bella voce di Campbell, che ci delizia con virtuosismi non usuali nella galassia metal. La traccia è malinconica ma orecchiabile, e nonostante tutto mantiene la profondità e la pesantezza necessaria ad attirare la nostra attenzione, soprattutto grazie al lavoro svolto da Holt. Nonostante i 12 minuti, il brano è composto essenzialmente dal riff principale, portato per ottave da Campbell, spezzato solo da un'esaltante bridge, in cui il vocalist si introduce al meglio al pubblico audiofilo. I contenuti dei testi sfruttano perlopiù espedienti fantastici, tipici dell'epic doom, per trasmettere in realtà tematiche introspettive ed emozionali. Devoid of Redemption riflette la personalità più metal dei nostri: riff pachidermici, tempi più cadenzati e breakdown sludge; con la voce riverberata e i barriti nell'ansiogeno finale si completa la trama del brano più aggressivo dell'album. L'intro di The Legend ci permette di fare alcune osservazioni: l'equalizzazione lievemente metallica adottata da Rowland da un lato rende i riff più aggressivi ma dall'altro il suono nel complesso perde di profondità; tuttavia, nota di merito per la componente ritmica del gruppo, che fa il suo dovere con un alto livello tecnico, comunque riscontrabile nella band nel suo complesso. In questa traccia più che in altre le seppur banali somiglianze con i 40 Watt Sun si fanno sentire, e se da un lato introduce ulteriori contaminazioni pop in un genere che solitamente si presenta in modo tutt'altro che amichevole, dall'altro ha successo in termini di pubblico; non a caso questo album è stato accolto dalla critica - pure mainstream - come uno dei migliori del 2012. Piccola nota gossip: la band è stata criticata ed etichettata come "hipster metal" dopo un tour con la band post-black Deafheaven, a causa del fatto che la partecipazione alle esibizioni live di ambedue le bands non è esclusiva del popolo metallaro. Per quanto non gli hipsters non piacciano a nessuno, una maggiore propensione all'orecchiabilità non è per forza un difetto. Anzi, questo elemento di novità è un punto di forza nel proliferare della scena, e comunque non è esclusiva dei Pallbearer.
Il secondo LP si fa perdonare i fianchi talora scoperti al pop: An Offering of Grief è introdotta da un riff molto elaborato, che nonostante le prime placide apparenze, si sviluppa in modo selvaggio nella traccia migliore dell'album. Lo sviluppo paranoico della traccia ci trascina in una voragine musicale, completata dal finger picking disorientante di Holt, che ben trasmette il messaggio della traccia; dopo un breve spezzato unplugged a conclusione del bridge, il finale maestoso tradisce la formazione classica del quartetto di Little Rock. Ancora il basso, accompagnato da un synth, apre Given to the Grave, brano che riprende temi cari al genere. Nel trascinarsi dei droni dopo l'intro, si scandisce il riff principale in leggero overdrive; quando i nostri spingono sul pedalino della distorsione, la traccia esplode; è l'unica occasione in cui ambo i chitarristi si lasciano andare ad un assolo incrociato, a cui si aggiunge nel finale di nuovo un synth: se il riferimento storico per eccellenza del doom sono naturalmente i Sabbath, in questo caso sembrano piuttosto essere gli Zeppelin. Un brano di chiusura che potrebbe essere l'anthem della band, vista l'attinenza dei testi al suo nome, per un album d'esordio decisamente convincente.

Tracklist:

A1 Foreigner

B1 Devoid of Redemption

B2 The Legend

C1 An Offering of Grief

D1 Given to the Grave