Doom Overdose La colonna sonora dell'Apocalisse

[1986] Born Too Late, SST Records

Questo disco non è solo quello che mi ha fatto capire cosa significa doom; l'ha, piuttosto, fatto capire al mondo intero: annata '86, e probabilmente il disco più pesante e allo stesso tempo più lento mai fatto a quei tempi - “they say my songs are much too slow...”. Una band che è stata punto di riferimento per centinaia di bands underground e viene considerata tra i pionieri del doom – mica male come presentazione. Band tanto più peculiare, se si contestualizza il periodo: siamo a L.A., seconda metà anni '80, il glam metal infuria e trova resistenza solo nell'hardcore punk e, più che altro nell'East Coast, nel thrash metal - “I know I don't belong and there's nothing I can do”; questa band era una mosca bianca tra l'hard rock e il punk, e chi ha mai sentito i Black Sabbath suonare [come] punk? Ispirati da un regolare abuso di sostanze stupefacenti, i Saint Vitus scoprono finalmente il volto più psicologico/psichedelico del metal – “I've things living in my head”. Conludono l'opera iniziata dai Black Sabbath, direbbero i più finalistici; sicuramente, ne aprono un nuovo capitolo. “Ciò che era stato spezzato, è stato forgiato di nuovo”, direbbe invece Gandalf.

Anche i testi sono strani per l'epoca: non parlano di motociclette nè di ragazze, non di scenari postatomici nè di guerre nucleari, bensì, e non è più rassicurante riguardo la salute mentale dei nostri, di alcoolismo (Dying Inside); depressione, ma dal punto di vista della depressione stessa (The Lost Feeling); non trascurano tematiche politiche importanti (The War Starter), anche se dalla cinica prospettiva di chi specula sulla guerra - “You've elected one of my right-hand men to lead your kind; after war saves your economy he'll soothe you with artificial peace”.

La musica è lenta e paranoica, le tracce hanno una struttura semplice, la chitarra di Dave Chandler, membro originale dei Vitus, piange pietà e il plettro non viene solo usato per fare la pennata, ma spesso fatto strisciare sulle corde – "pick-sliding", secondo il britannico idioma – come potrete gradire da subito, nella traccia di benvenuto all'inferno, l'osannata Born Too Late; il suono dell'album è rude e grezzo, il basso pieno procede come una nera marcia funebre - “Rescue me now, before I reach hell”. Le due tracce più “veloci”, per usare un eufemismo, sono Clear Windowpane e H.A.A.G.: trattano l'una di allucinate dissociazioni dalla realtà, l'altra di aspirazione al suicidio; nella prima, così come in Dying Inside, potrete apprezzare Chandler in versione solista: puro caos primordiale, in netto contrasto con la parte ritmica, che si evolve come un rituale tribale; nella titletrack, in H.A.A.G. e The War Starter una seconda chitarra ritmica, dalle frequenze bassissime, accompagna il basso di Adams, che svolge comunque un ruolo centrale, in generale nel suono peculiare della band e, in particolare, in quest'album nella sua interezza. The Lost Feeling, quella in cui la depressione parla in prima persona (eh eh!), ricorda Hand of Doom.
“I can't face reality so I fly back to where I'm free”

La voce è nonostante tutto melodica e persino intonata – vi è andata bene, chierichetti!, dall'inglese limpido e comprensibile anche per i meno avvezzi alle lingue, ma è il personaggio cui appartiene che farà la fortuna della band: Scott “Wino” Weinreich. Già ubriacone seriale, talora strimpellatore di chitarra e cantante, successivamente fondatore di The Obsessed e Spirit Caravan e altre otto-nove bands, sostituisce Scott Reagers influenzando la band in senso più heavy metal, senza alterare però i riferimenti all'hard rock anni '70. In forza di siffatte referenze, e di memorabili performances dal vivo, questo personaggio è considerato una sorta di Lemmy della scena doom. “In my life things never change to everybody I seem strange”

Se Wino non è incazzato o in post-sbronza, un concerto dei Vitus è tutt'ora uno dei migliori a cui potreste avere la sfortuna di assistere; per inciso, i nostri arzilli vecchietti fanno regolarmente tour in Europa dalla reunion del 2009, completa di Wino, e purtroppo mancante soltanto di Armando Acosta, scomparso nel 2010. Ed è proprio a lui che dedichiamo questa recensione!
“And I don't want to be like you!...”

 

Tracklist:

A1 Born Too Late

A2 Clear Windowpane

A3 Dying Inside

B1 H.A.A.G.

B2 The Lost Feeling

B3 The War Starter